lunedì 7 luglio 2014

Body Art: il corpo come racconto

Gina Pane_Action Escalade non-anesthésiée


si dice che alla fine non siamo noi a scegliere i maestri, ma che in qualche modo siano loro a scegliere noi. Per chi come me ha deciso di lavorare su/con il proprio corpo (attraverso il video, la fotografia e le installazioni) lo studio costante dei contemporanei, e di chi mi ha preceduta, diventa parte integrante dell'opera. E se è vero, come sostiene Simone de Beauvoir, che “il corpo è una situazione”, è altresì vero che ogni situazione è corpo. Avvento del corpo come altro. Come racconto.



Alcune delle mie “maestre”... in stato performativo:

Carolee Schneemann: con Meat Joy (1964) crea un Happening orgiastico in cui i partecipanti di ambo i sessi sono avvinghiati l'un l'altro e si strofinano sul corpo pezzi di carne e oggetti vari; il tutto a una minima distanza dal pubblico. Per Eye Body: 36 Transformative Actions (1963) costruisce un ambiente formato da grandi pannelli, specchi rotti, luci, vetri e oggetti motorizzati (ombrelli, per esempio), tutto a misura del proprio corpo documentando “cambiamenti fisici” dovuti alla copertura della propria pelle mediante grasso, vernice, gesso, plastica, rivendicando il proprio corpo come territorio visuale; rivendicando il valore della carne come immagine e materiale del proprio lavoro artistico. Up To And Including Her Limits (1976), è una complessa installazione/performance (cresciuta negli anni, a partire dal primo allestimento del 1973 in un posto auto vuoto, durante l'Avant Garde Festival) che comprende anche filmati in super 8 già usati dall'artista in altre opere e raccolte di video di cui era protagonista. Dondolando nuda appesa a un'imbracatura scarabocchia di getto grandi fogli di carta appesi alle pareti, creando dei disegni tramite il movimento del proprio corpo. 


Carolee Schneemann_Eye Body: 36 Transformative Actions

Carolee Schneemann_Meat Joy

Carolee Schneemann_Up To And Including Her Limits
 

Ana Mendieta: con Body Tracks (1974) si copre le braccia e le mani di sangue e poi le striscia sul muro abbassandosi sino a inginocchiarsi, lasciando delle linee che seguono l'andamento del corpo. In una serie di quadri “scritti col sangue” (non dissimili, per concetto, dalle Antropometrie blu di Yves Klein) dipinge premendo il suo corpo seminudo e cosparso di sangue direttamente contro il muro, trascinandosi verso il basso per lasciare le tracce dei seni e della forma del corpo. Nella serie Body Imprints, sempre dello stesso periodo, si copre il corpo nudo e insanguinato con un lenzuolo nero che, una volta tolto, mostra impresso il segno rosso della sua figura. 

 
Ana Mendieta_Silueta Series

Ana Mendieta_Silueta Series

Ana Mendieta_Body Tracks

Eleanor Antin: con Carving: A Traditional Sculpture (9173) crea una specie di parodia della tecnica tradizionale impiegata dagli scultori greci, soliti a scolpire girando attorno al soggetto, eliminando ogni volta uno strato sottile da entrambi i lati per tenere “tutto bene in vista”, presentando il proprio corpo come oggetto da scolpire, ma lavorando dall'interno: infatti, l'opera 'scolpita' tra il 15 luglio e il 21 agosto 1972 vede il corpo dell'artista fotografato ogni mattino da quattro angolazioni diverse (fronte, retro, fianco sinistro e destro) per descrivere come viene 'intagliata' la massa in sovrappeso in un regime di dieta ferrea sottolineando, inoltre, quanto la supremazia della materia interna del suo corpo 'scolpito' le permetta di controllore quello stesso corpo. 


Eleanor Antin_Carving: A Traditional Sculpture

Gina Pane: nel 1973 realizza la performance Action sentimental. Essa è composta di più parti che illustrano una dimensione cattolica del martirio attraverso l'automutilazione: l'artista è vestita di bianco e porta un bouquet di rose rosse, dalle quali stacca tutte le spine conficcandosele poi nel braccio. Successivamente le toglie lasciando colare un rivolo di sangue. Le rose rosse del bouquet diventano bianche. E a questo punto l'artista s'incide il palmo della mano con una lama di rasoio. In Death Control (1974) due monitor mostrano in contemporanea immagini diverse: nel primo: “vivevo postuma, coperta di vermi, scarnificata dai vermi, carne della mia carne, due carni convivono, una nutrendosi dell'altra” (cfr; Dichiarazione dell'artista, 1974); l'altro video mostra un compleanno attraverso gli occhi di alcuni bambini intenti a distruggere una torta. Il tema del lavoro di Pane è dunque il tema della morte, o meglio del tabù della morte: il tempo della morte (primo video) giustapposto al compleanno, ossia al giorno nel quale celebriamo la nascita e che tuttavia scandisce l'arrivo della morte; ma che è sempre più evento intollerabile, che cerchiamo di fuggire anziché andargli incontro con consapevolezza e serena coscienza. 


Gina Pane_Action Sentimental

Gina Pane_Action Sentimental

Gina Pane_Death Control


Marina Abramović: presentata alla XLVI Biennale di Venezia nel 1997 la performance Balkan Baroque vede la messa in scena di un metaforico rito di passaggio attraverso cui liberarsi del dolore dei propri conflitti interiori compenetrati al dolore della guerra nei Balcani. L'artista e i genitori compaiono su tre grandi schermi all'interno dell'installazione. Tre strutture di rame a forma di vasca, piene d'acqua conferiscono al tutto un senso di contenimento e guarigione rituale. L'artista siede al centro dell'installazione su un cumulo di 1500 ossa di manzo, che ripulisce e raschia una a una, sei ore al giorno per cinque giorni cantando senza sosta strofe di canzoni popolari riaffioranti dall'infanzia. Con Rhythm 2 (1974) sperimenta in pubblico l'assunzione di psicofarmaci alla Galleria d'Arte Contemporanea di Zagabria, descrivendone gli effetti in maniera aperta e sincera. Sottoponendosi a un'esperienza - in cui subisce passivamente gli effetti dei medicinali, davanti al pubblico - l'artista si converte in oggetto di studio per la medicina; approfondendo la ricerca al tempo legata allo studio della conoscenza acquisita tramite la perdita di ogni controllo. Insieme a Ulay firma la performance Imponderabilia (1977). Alla Galleria Comunale d'Arte Moderna di Bologna i due si posizionano completamente nudi dinnanzi l'entrata principale, l'una di fronte all'altro, costringendo i visitatori a scegliere verso quale dei due corpi voltarsi mentre passano attraverso di essi per entrare. L'imbarazzo del pubblico, filmato di nascosto da una telecamera, viene proiettato su alcuni monitor poco distanti nei pressi dei quali campeggia una scritta che recita: “Imponderabili attori umani tanto imponderabili come la personale sensibilità estetica l'importanza prioritaria dell'imponderabile/nel contatto umano...”. Il progetto dei due artisti come “porte viventi” sarebbe dovuto durare tre ore, ma dopo 90 minuti viene interrotto dall'arrivo della polizia. In Rhythm 0 (1974), svoltasi a Napoli, alla Galleria Studio Morra, Abramović è rimasta in piedi, immobile per sei ore, completamente nelle mani del suo pubblico. Davanti all'artista  sono disposti svariati oggetti da lei stessa scelti, oggetti che possono provocare piacere e/o dolore (tra gli altri: una rosa, del miele, una frusta, una piuma, una pistola ed un proiettile).Il pubblico è autorizzato a usarli in qualsiasi modo sul corpo dell’artista, che ha fatto della passività più totale una risposta alle accuse circolanti in quel periodo di un utilizzo del corpo troppo aggressivo e quasi masochistico. Abramović è stata spogliata e ferita in svariati modi, mentre alcune donne - come in rituale matriarcale - le asciugano le lacrime. Il culmine della performance si è raggiunto quando le è stata messa in mano la pistola carica, con il dito sul grilletto.“Dopo esattamente sei ore, -racconta l’artista – come programmato, mi sono alzata e ho cominciato a camminare verso il pubblico. Tutti sono corsi via, per scappare dal confronto diretto.” In Relation in Time, 1977 (con Ulay), Marina ed Ulay sono rimasti fermi, legati assieme per i capelli, per ben 17 ore ripresi da una telecamera, sperimentando una simbiotica fusione - di corpi e individualità - fuori tempo e fuori spazio. 


Marina Abramovic_Rhythm 2

Marina Abramovic_Balkan Baroque

Marina Abramovic_Rhythm 0

Marina Abramovic-Ulay_Imponderabilia

Marina Abramovic-Ulay_Relation in Time
 

El.

 
 
 

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