domenica 20 luglio 2014

Il tatuaggio: un racconto d'amore




"Indossa il tuo cuore sulla tua pelle in questa vita"

(Sylvia Plath) 




Disegnare il proprio corpo è una delle innumerevoli fonti di piacere che possiamo dedicargli. Peter Greenaway con I Racconti del cuscino (storia suggeritagli dalla lettura del libro scritto, nel decimo secolo, da una dama di corte giapponese, Sei Shōnagon, nel quale si racconta del piacere che una ragazza provava quando il suo corpo veniva istoriato dalle poesie scritte dai suoi amanti) pone l'accento proprio sull'emozione che scaturisce dalla bellezza impressa sulla carne; dal ricordo del padre calligrafo che ad ogni compleanno trasmutava i suoi auguri dipingendole delicatamente il volto. Un atto intimo, quasi segreto che la protagonista del film ricercherà in ogni suo amante. La trasformazione in un corpo-fabula come conditio sine qua non per ri-trovare sensazioni, emozioni, essenze, sicurezze anche, dalla terra d'infanzia. Un fil-rouge mai reciso e viatico per ogni futuro anno. 


I racconti del cuscino


La storia del tatuaggio è una storia di riti d'iniziazione. Affonda nel tribale, nel mito, nei codici sociali, gerarchici o, più semplicemente, corporei praticamente di ogni società. Prima di essere ghettizzato a simbolo di galeotti, prostitute, marinai, saltimbanchi, circensi è emblema apotropaico di deifiche presenze. Sigillo, riconoscimento, atto sacrificale ove il sangue sgorgante – per lasciar posto al disegno – diviene fertilizzante e indissolubile patto tra l'uomo e il suo creatore. Un legame, dunque. Un tributo. Un linguaggio. Cicatrice che trasforma il corpo in una mappa del sé. Inchiostro che narra accenti di immaginazione, di decorazioni alle quali diamo un valore particolare, sacro. 






 


E mentre Parigi sdogana l'idea “malsana” del tattoo, elevandolo al rango di vera e propria opera d'arte, con la mostra Tatoueurs, tatoués (al Musée du Quai Branly, fino al 10 ottobre), per esperienza personale posso sottolineare un aspetto che forse ai più sembrerà malato ma che invece origina da una profonda (quanto selvaggia, nel senso di selvatico, da selva) esplorazione del mio corpo; dalla dedizione che ho per le metamorfosi. Nonostante il corpo possa subire – nella sua esistenza - dolori d'ogni sorta, il cui raggio – in ogni caso infinito - spazia dalla comune emicrania alle doglie, il dolore provocato dalle iscrizioni del tatuaggio è inedito. Non ha eguali. Fa male, molto. E deve fare male. Ed è una sofferenza segreta che ognuno scopre in solitudine; perché ognuno di noi ha una soglia diversa del dolore, perché ognuno di noi reagisce, interagisce con esso differentemente. É quindi un momento, quello del tatuaggio, nel quale è come se avessi accesso a parti di me che – pur sapendo esistenti – non ho mai sondato. 











Tatuaggio 3D

Tatuaggio biomeccanico ispirato a Giger


Il viaggio che ho intrapreso, dacché ho deciso di farmi il primo disegno, mi ha portata a sentire e fino nel profondo ossa, lembi di pelle, nervi con un'intensità tale da restituirmi un contatto più antico, immediato, senza filtri con il mio corpo e al contempo con quel confine labile, spesso sconosciuto perché ignorato e perché tabù, fra piacere e dolore. Il dolore del tatuaggio serve a conoscer-si di più, a misurarsi di più. Affonda (in ogni senso) in strati che inizialmente sembrano solo dell'epidermide, ma che in realtà portano a una vera e propria conoscenza del corpo. Ripeto spesso, a chi mi chiede dell'esperienza, che finché non si prova un tatuaggio la consapevolezza del proprio corpo-nel-dolore (sostituita dalla bellezza-piacere del disegno) sarà sempre incompiuta, perché solo quel dolore riesce veramente a metterti in contatto con la struttura del tuo corpo. E il tuo corpo vivrà il dialogo della cerimonia in un modo totalmente soggettivo, quasi impossibile da restituire con parole. 








I tatuaggi che ho invecchieranno con me. Subiranno i cambiamenti che inevitabilmente subiranno il mio corpo, il mio derma. Gli anni rimarcheranno quelle linee che ho scelto di avere per sempre su parti esterne di me. E saranno come un diario da ri-leggere. Un racconto d'amore. Poesia di metamorfosi desiderate e consapevoli.
Ad ogni modo, in ogni modo:

 
"per ora ti basti sapere che il marchio del tatuaggio è l’unico modo che abbiamo per difenderci da chi ci vuole annientare, è il posto segreto dentro il quale possiamo nascondere ciò che per noi è sacro. Non portiamo i marchi per vantarci davanti agli altri, ma perché quello è l’unico mondo incontaminato che ci è rimasto."
(Nicolai Lilin) 

 



El.

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